Renzo Rubino

MUSICHE METROPOLITANE - Concerti di Musica Bella e Notturna

Renzo Rubino

Arriva dopo tre anni il nuovo album di Renzo Rubino “Il gelato dopo il mare”, dopo l’uscita di “Secondo Rubino” l’artista pugliese è uscito fuori dai ritmi serrati della discografia. È tornato alle sue origini: si è appartato nella casa in campagna a Martina Franca, il paesino in cui ha vissuto da bambino, ed ha cominciato a lavorare alle nuove canzoni prendendosi i suoi tempi, senza fretta: “I lustrini e lo show non mi divertivano più”, racconta lui, “a volte mi sono anche chiesto se un giorno sarei tornato a far musica, ma non ho mai avuto paura. Per me il gelato dopo il mare” ci racconta Renzo ”ha più di un significato, è la soluzione nascosta nella pausa, è leggerezza, è attesa. La mia tregua è stata la strada verso casa e gli aspetti veri della mia vita”.

Nasce con “Il Gelato dopo il Mare” la collaborazione col produttore artistico Taketo Gohara, il risultato è una sintesi di stile e crudezza, questo disco è sporco, suonato, vivo “… è il lavoro del mio cambiamento” continua Renzo “È disordine ed ingordigia che diventano lentezza e saper guardare le cose da una prospettiva che non avevo considerato. Il gelato dopo il mare non sarebbe mai nato senza un vero distacco. Dovevo trovare la strada giusta e avevo bisogno del mio tempo. Non so se quarantotto mesi siano tanti, ma nel mio caso erano fondamentali. Come è fondamentale vivere prima di scrivere.”

Gli arrangiamenti per i fiati sono stati composti da Mauro Ottolini, le chitarre di “Asso” Stefana, le percussioni di Sebastiano De Gennaro e poi Vincenzo Vasi, Filippo Pedol, poi Marcello Faneschi, (direttore d’orchestra di Domenico Modugno) Andrea Beninati e Andrea Cito. ”È come se Nino Rota fosse venuto a trovarci” continua Renzo “… c’è il colore della nostalgia, lo spasso e la spensieratezza, c’è l’ubriachezza e lo sfogo. Attraverso le scelte musicali è un disco che riesce a prenderti per mano e farti fare una passeggiata in una dimensione calda e piacevole come quella del bel ricordo”. E conclude “… a casa in campagna di zona Piscianotte, messa a posto mesi prima, è diventata studio di registrazione; Taketo voleva assolutamente che l’aria che avevo respirato negli ultimi anni entrasse nei suoi microfoni sensibili, che il battito, il “groove”, la base di tutto, fosse figlio di quei lunghi tramonti. Che il legno del contrabbasso assorbisse quel calore, che il pianoforte fosse lo stesso dove erano nate le canzoni. Dopo tanto tempo ero felice, avevo riscoperto l’essenza.”